domenica 2 marzo 2008

116 giorni a Kabul

La mia missione termina..116 giorni a Kabul...
Sono stata solo a Kabul, non ho potuto girare e visitare il Paese. Le condizioni di sicurezza in corso e in aggiunta quelle climatiche del lungo inverno, ora esploso in un caldo misto a polvere davvero incredibile, non mi hanno concesso di visitare alcuni posti che avrebbero meritato e con un tempo bello avrei potuto raggiungere...Herat, Bamyan, Mazar-e-Sharif e la provincia del Badakshan, il corridoio di montagne che porta alla Cina, rimangono nella mia top list dei posti da vedere qua in Afghanistan...La prossima volta, inschallah..
E la mia Kabul ve l’ho a grandi linee presentata..
Mi sono affacciata a questo Paese sapendo ben poco in confronto alla sua realta’, che mi si e’ offerta nuda e cruda, e comunque mi sono resa conto che quello che arriva a noi e’ il piu delle volte filtrato da una politica ad interessi e da giornalisti indirizzati..
La mia esperienza lavorativa mi ha consentito di affacciarmi su due livelli della societa’ afgana: da un lato quello delle istituzioni, dei ministeri, delle organizzazioni internazionali e per un paio di volte sedermi a grandi tavoli a rappresentare l’Italia (pensate un po’voi!!), e in una occasione anche a conoscere personalmente il ministro dell’educazione. Dall’altra ho avuto modo di osservare, di vivere le singole persone che costituiscono la societa’con il lavoro in ospedale, con i ragazzi dello staff locale, con le persone che singolarmente ho conosciuto.
I due livelli sono ancora molto distanti l’uno dall’altro affinche’ il tutto si omogeinizzi in una singola entita’ che possa andare avanti verso un obbiettivo comune. Il Paese e’ distrutto, le sue istituzioni sono essenzialmente in mano a persone corrotte, mancano scuole, strade, strutture, mancano persone afagane qualificate disposte ad investire nello sviluppo del Paese, un tasso di mortalita’materno-infantile ancora molto alto, un tasso di analfabetizzazione del Paese inquietante (pensate che siedono in Parlamento persone che non sanno ne leggere ne scrivere), mancano leggi e regolamentazioni, le societa’ tribali sono ancora fortemente presenti in tutto il Paese e dettano le loro leggi, una tradizione medievale, dove il ruolo della donna e’ al margine di ogni qualsiasi rispetto e dignita’, e’ ancora molte presente, nonostante la costituzione sancisca diritti e doveri uguali per uomini e donne, il budget nazionale e’ per due terzi inferiore a quello che effettivamente necessita e la Comunita’ Internazionale e’ chiamata ad intervenire. In questo modo si crea un meccanismo di dipendenza dalla comunita’ dei donatori, fatta pero’ di interessi e mosse politiche che rallentano lo sviluppo del Paese. E il tutto e’ molto lento...
Lascio Kabul contenta per quello che ho vissuto in questi 116 giorni....ma altrettanto contenta di poter rientrare..I timori che dentro di me avevo su questa esperienza si sono sciolti giorno dopo giorno.. e mi son sentita fiduciosa in me stessa nonostante le mille avversita’ che ho incontrato strada facendo..
Lascio la gente afgana, sempre cordiale e ospitale nei mie confronti..Ho bevuto tanti chai con loro e ogni volta un sapore e una ebbrezza diversa mi avvolgevano..
Lascio i compagni di Kabul, forte del pensiero che se un’amicizia nasce la distanza non la perde..
Lascio le mie montagne augurandomi un giorno di poterle scoprire facendo passeggiate..
Lascio un mondo appena scoperto che non dimentichero’...
Torno a Roma, per raccontare tutto ancora una volta..