giovedì 10 gennaio 2008

31 Dicembre 2007 parte II^

Il programma per l’ultima notte dell’anno prevede in ordine:
· Matrimonio afgano del cognato di un ragazzo che lavora con Andrea.
· Cena da amici di Raffaele.
· Festa organizzata da ICRC, con parte degli espatriati presenti a Kabul.
· Ninne a casa al freddo, ma questo lo scopro solo al mio rientro a casa!!!
Andrea e Raffaele sono due nuovi amici che lavorano anch’essi per la Cooperazione Italiana a cui e’ toccata anche a loro la sorte di passare le feste a Kabul e anche con me!
Bene partiamo per il matrimonio, e scopro che a Kabul esiste una piccola Las Vegas. Luci e colori, giochi di luci ad intermittenza, e una serie di enormi edifici che sono le Wedding Hall, tutti anch’essi illuminati.Siamo nel quartiere di Taymani’, ricostruito dalle macerie ad uso esclusivo delle celebrazioni di matrimoni all’interno di queste pacchianissime Wedding Hall. All’ingresso, solo a me viene indicata un’entrata diversa. Siamo in Afghanistan e come la tradizione musulmana vuole, le celebrazioni sono separate tra uomini e donne. Ci accolgono amici di Andrea, io sono occidentale e sono accompagnata dai miei due cavalieri. Sono autorizzata ad entrare nella parte maschile della celebrazione. Per la prima volta in vita mia mi sono sentita come aver fatto ingresso sul palcoscenico di un teatro, con solo spettatori maschili. Al mio ingresso 300 paia di occhi si girano a guardarmi. Non avrei mai detto di vivere il mio momento da diva a Kabul !!! Io unica donna e per di piu’ occidentale!!! Tante volte mi son trovata sola con i miei amici maschi, ma li’, credetemi e’ tutta un’altra cosa! Non posso fumare e tantomeno bere per non aumentare l’attenzione su di me. Bere, ovviamente e’proibito per i musulmani, ma magicamente per noi occidentali, ospiti di tutto rispetto, ci appare una Absolute Vodka, che rimarra’ poi nascosta sotto il tavolo. Dopo un po’ il nostro arrivo mi invitano a visitare la parte riservata alle donne, che era divisa da un lungo separee’. Immaginatevi una grande sala e un palcoscenico ai piedi della stessa, dove si esibivano i musicisti e danzatori, e una serie di separee’ a dividere apunto i due spazi, quello maschile da quello femminile. Lo supero e davanti a me si apre un mare di colori che sono i vestiti delle donne, belle , truccatissime, giovani e meno giovani, e qualche bambino piccolo nelle loro braccia. Ballano per conto loro, sembrano felici di condividere quel momento, fatto di danze, battiti di mano per accompagnare il ritmo della musica, sguardi complici e divertiti dalla mia presenza, in jeans e chiaro, macchina fotografica!
Torno dagli uomini, per loro gioia!! Proviamo a salutare ed andare via, Gli altri della cena ci aspettano.Non e’ possibile, veniamo fisicamente trattenuti, o meglio i miei amici, e rimessi a sedere. Sta per essere servita la cena. Dobbiamo rimanere a tavola. Li offenderemmo a morte andando via senza toccare cibo. Proviamo a dire che e’ il nostro ultimo dell’anno, per loro giorno normalissimo, ma non otteniamo il nullaosta per lasciare la sala. E vabbe’ faremo due cene stasera!! E iniziano a comparire una serie di ragazzi con un giubbotto rosso della ferrari. Il mio primo pensiero e’: “questi camerieri corrono!!”. E’ proprio cosi’: iniziano a sfrecciare tra i tavoli con vassoi carichi di ogni ben di dio, i tavoli sono tanti e il loro compito e’ quello di servire e cercando di far mangiare tutti allo stesso tempo. Mi dico anche in Italia e’ cosi’ ma scene del genere mai viste!!!Comunque la cena e’ velocissima, una volta che hanno svuotato il vassoio in tavola, ci si puo’ abbuffare di qualsiasi cosa, dolce compreso. Ora siamo liberi di andare, lasciamo quella sorpresa di una mini Las Vegas a Kabul. E andiamo per la seconda cena..
Qui si svolge il tutto in tempi e modi piu’ o meno conosciuti, dopo la cena la festa dove brindiamo al 2008, mentre a Kabul e’ sempre l’anno 1386!!!
E il jadi 11 del 1386 torno a casa e porcamiseria e’saltata la corrente! E io che ho solo stufe elettriche nella mia stanza dormo al gelo!! Buon 2008 a tutti!!

31 Dicembre a Kabul

Ricordo bene che il 31 dicembre 2006 attraversavo Los Angeles, di rientro dalla Baja California, per arrivare a Santa Barbara, per festeggiare la’ il capodanno...Mi fermai ad Hollywood Boulevard per prendere un hamburger con una sprite...Ne ho fatta di strada quest’anno..Non mi sembra vero.. E invece, ho quasi preso piu’ aerei che caffe’ nel 2007. E’ stato davvero un anno intenso e denso di tanti avvenimenti, incontri, nuovi amici e splendide conferme dei vecchi, tramonti mozzafiato, soli e lune, paesi diversi, spiagge diverse, colori e odori impressi nel mio animo. Oggi 31 dicembre 2007 sono a Kabul. Stamattina all’ospedale di Esteqlal, pranzo e poi velocemente una scappata ad un supermercato. Per arrivare a questo supermercato si prende la Jalalabad Road e si vede di tutto. Ma non quello che Hollywood meticolosamente ricostruisce, ma tutta una realta’ fatta di container abbandonati, cessi nuovi e rotti, officine sgangherate per le biciclette, qui ancora usatissimo mezzo di trasporto, officine ancora piu’ sgangherate per le motorette, (alcune di loro sono fantastiche), venditori di ferraglia varia, venditori di bomboloni per il gas, parcheggi per gru e vecchi tir russi, tutti colorati, che trasportano la legna, caserme, basi militari abbandonate, gente davanti a queste incurante di tutto che prende il chai o addirittura in mezzo alla strada, accanto allo spartitraffico, seduta che chiede elemosina. Noi arriviamo a questo supermercato, si chiama Ciano, e’ una catena che fa distribuzione di prodotti alimentari italiani all’estero, e il nome suona familiare. Si tratta proprio di un nipote del ministro degli esteri del fascismo. Sempre piu’ piccolo questo mondo! Io e Raffaele facciamo la nostra spesa, per la prima volta, in Afghanistan, pago col bancomat; la carta non passava (forse impigrita dal non uso ultimamente!) e allora ho provato col bancomat. Ho provato, perche’ gli omini afgani della cassa non sanno leggere nel display quello che vi passa scritto in italiano, e allora, memore del lavoro in libreria, ho fatto tutto da sola! Loro sono rimasti stupiti che sullo scontrino non ci fosse lo spazio per la firma della carta: non ho neanche provato a spiegargli la differenza tra carta e bancomat, sarebbe stato troppo complesso. Ma ho messo comunque una mia firma sullo scontrino del bancomat, dove me lo richiedevano, e sono andata verso la macchina, contenta: io e Raffaele spingevamo il carrello con una cassa di 12 bottiglie di vino, nascoste da un bustone nero dell’immondizia. Il nostro contributo alla festa dell’ultimo dell’anno era assicurato. L’alcool si vende tuttora sottobanco, ma c’e’. E mi son sentita attrice in un vecchio film americano negli anni del proibizionismo, e invece mentre lo caricavamo in macchina coperto dal bustone, sentivo il suo peso. Qua e’ tutta realta’.